il feeling istintuale con le mie meravigliose cuggggine, che ho poche occasioni di vedere
l’abbracio che in tanti hanno riservato a me alla mia famiglia, di tanti che non avevano ragione di essere lì se non per confortare noi
la dolcezza del mio Tino che mi abbracciava e sosteneva con l’espressione sgomenta di chi vorrebbe fare di più e non sa come, quando invece stava facendo tutto in maniera meravigliosa
le parole commosse delle volontarie che avevano saputo valorizzare i mille talenti della zia, donandole una serenità mai sperimentata prima
l’incontro di tre amicissimi di vecchia data (correvano i ruggenti anni ’70) che si sono ritrovati dopo una vita.
Vorrei ricordare anche tutte le lacrime e lo strisciante senso di colpa che accompagnano la perdita di una persona cara a cui non sei stato vicino quanto avresti potuto: spero sia un monito per il futuro, per me che tendo ad avere la memoria corta.
Vi saluto con il sorriso dei tre amiconi, sbocciato nella giornata formalmente meno appropriata e proprio per questo sincero fino in fondo (nonostante i consueti “tagli di tabarri”)

Da sinistra verso destra: Umbe, Moreno e il mio Papà 🙂
P.S. Grazie a tutti per il sostegno di questi giorni.




Sveglia alle 8.30 (taaanta nanna!),
baretto, in cui la barista, intenerita dal mio sguardo da cucciolone in cerca di mammà, mi ha rapidamente indirizzata nella direzione contraria a quella da cui provenivo (OVVIO).







